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Blog curato da Marco di Silvestro

sabato 17 maggio 2008

Differences: il cortometraggio



DIFFERENCES
Il progetto “Differences” ha compreso il laboratorio teatrale a cui hanno partecipato alunni della classe prima e terza della sezione B, e la realizzazione di un cortometraggio dal titolo “Differences” che è stato girato coinvolgendo tutti gli alunni della classe prima B. L'argomento principale è stato quello della tolleranza e del rispetto delle diversità non solo etniche ma anche culturali. Gli spunti e il materiale di discussione sono stati tratti essenzialmente da due fonti: il sito Tolerance.it che contiene al suo interno interventi tra gli altri del giornalista Furio Colombo e dello scrittore Umberto Eco e alcuni brani tratti dal saggio dell'economista indiano Amartya Sen “Identità e violenza”.
Le basic ideas del lavoro sono state le seguenti:
Da Amartya Sen
Molti dei conflitti e delle atrocità del mondo sono tenute in piedi dall’illusione di un’identità univoca e senza possibilità di scelta.
Un sentimento forte di appartenenza ad un gruppo può in alcuni casi portare con sé la percezione di distanza e di divergenza da altri gruppi.
Il problema dell’equità in un mondo di gruppi diversi e identità disparate necessita di una comprensione più approfondita.
E’ ingiusto prendere dei bambini , collocarli in rigidi contenitori e dire loro:” Questa è la tua identità e non potrai avere altro”.
La principale speranza d’armonia nel nostro tormentato mondo risiede nella pluralità delle nostre identità.
L’identità può uccidere, può uccidere con trasporto.
Da Tolerance.it:
Come si può essere diversi ma uguali?

Le quattro "basic ideas" in cui si articola il capitolo sono: 1 - Le differenze esistono. Non si diventa uguali negando che esistano le differenze. Le differenze esistono e vanno riconosciute. 2 - Le differenze possono spiacere. Non sempre le differenze degli altri ci piacciono. Ma questo non significa che noi siamo cattivi. Diventiamo cattivi quando vogliamo impedire agli altri di essere diversi. 3 - Le differenze sono anche positive. Le differenze sono ciò che rende il mondo un posto interessante in cui vivere. 4 - Conviene accettare le differenze. L'unico modo per vivere pacificamente insieme agli altri è accettare le differenze. Una volta accettata l'idea che le differenze esistono e che, malgrado alcune siano positive, altre possono non piacerci, bisogna convincersi che la vita sociale ci impone di tollerare anche certe cose che non ci piacciono, e a nostro vantaggio.

Il lavoro ha seguito le seguenti fasi:
Prima fase
Presentazione e discussione delle idee di cui sopra sia nel gruppo teatro sia in classe. Lavoro di preparazione degli attori nel laboratorio teatrale, esercizi di espressione corporea, impostazione della voce ecc.
Seconda fase
Stesura di un canovaccio su cui basare la sceneggiatura del video. Le scene venivano discusse e decise di incontro in incontro. Alla fine di ogni incontro si rivedeva il girato del giorno commentando e suggerendo.
Terza fase
Montaggio del cortometraggio

Quarta fase
Visione del cortometraggio e preparazione di un “libretto delle istruzioni” di cui i ragazzi hanno scritto il testo ed eseguito disegni preparatori nonché suggerito alcune soluzioni grafiche.

1 commento:

silvia ha detto...

Credo che per poter dare un commento più approfondito sul
cortometraggio sia necessario poterlo osservare almeno quattro o cinque
volte, magari avendo anche la possibilità di prendere appunti durante la
visione...
Ad una prima visione la mia quasi totale attenzione è stata dedicata
all'osservazione dei personaggi e della loro recitazione, cogliendo
sporadicamente le sensazioni più forti, mentre ad una seconda visione
leggermente più attenta si possono cogliere maggiori dettagli...

Prima di tutto l'immagine della "rosa bianca" su fondo nero, riproposta
all' inizio e alla fine del filmato: collegata come significato alla
dedica agli studenti tedeschi che si sono opposti al nazismo (e quindi
ponendo anche un diretto riferimento a questo blog).

Segue a questo una più attenta analisi della struttura stessa del
cortometraggio, anche a seguito della spiegazione delle diverse scene
introdotte da frasi tratte dal saggio dell'economista indiano Amartya
Sen "Identità e violenza".

Tale scelta schematica e semplificata forse adottata per comodità o per
paura che in caso contrario sarebbe stata molto più difficoltosa la
comprensione, non la vedo prettamente consona al tema trattato. Ritengo
infatti migliori la parti dove ad un più ardito montaggio si associano
elementi più concettuali che lasciano all'osservatore l'ultima parola,
completando il senso che il regista ha voluto solamente far intuire;
cito a tal riguardo il concetto di "opera aperta" di U.Eco. Come nella
pubblicità, anche nei filmati (tranne che in quelli di stampo
documentaristico) credo che si debba lasciare maggiore spazio
all'interazione delle scene ed al completamento del significato, senza
essere costretti a spiegare schematicamente tutto, soprattutto se le
varie scene seguono linguaggi
differenti: narrativo, descrittivo, concettuale...

Il tema trattato è comunque di spessore sociale notevole e prettamente
attuale. Noi professori ci troviamo costantemente a contatto con scene
di intolleranza ed esclusione (non solo in riferimento ad una diversa
provenienza ad aspetto fisico del ragazzo straniero, ma anche tra
coetanei che possono nutrire idee, comportamenti o caratteri
differenti). Osservando quindi per la seconda volta il corto quello che
ho notato più evidente è il forte senso di esclusione prodotto dal
"gruppo" (massa apparentemente unita di persone apparentemente simili)
nei confronti del singolo (giudicato superficialmente diverso).

La scena che mi è rimasta più impressa non solo per una maggiore
articolazione e complessità del montaggio, ma anche per un più profondo
contenuto, è quella dei bambini che indossano le maschere bianche, forse
simbolo dell'indifferenza, dell'anonimato che si svela nel momento della
tragedia (il bambino steso a terra sanguinante), come a dire: "non è
colpa mia". Un ricordo forse delle maschere dell'artista Ensor? oppure
della
poesia: "The Hollow man" di Eliot?... Espressione di una società cieca,
che reagisce senza pensare e senza assumersi le responsabilità dei
propri gesti, preda della pura meccanicità ed irrispettosa delle
diversità... tutto questo crea un mondo vuoto, sterile, che osserva la
morte senza provare emozioni... In questa sequenza si nota quindi la
necessità di porre attenzione al dramma, forse con la speranza che la
prossima volta all'omogeneità dell'indifferenza si possa scegliere
diversamente, togliendoci questa maschera di insensibilità, per
costruire un mondo migliore.

Chi di noi non ha mai provato, almeno una volta, la paura del giudizio
degli altri, la paura del sentirsi diversi e quindi esclusi?... tutto
questo porta solamente ad avvertire una maggiore solitudine. Dentro di
noi risiede un bisogno ancestrale di ricercare "compagnia" ed affetto,
comprensione nei confronti delle persone a noi vicine (come dice anche
Aristotele: "l'uomo è un animale socievole") e quando questo ci viene
negato ci porta come diretta conseguenza il chiuderci ancora di più in
noi, l'isolarci e forse anche interrogativi quali: "ma perché sono tanto
diverso? Perché non posso essere come tutti gli altri?"

Spesso noto, con rammarico, un bisogno nei giovani d'oggi di conformarsi
alle mode, agli stili di vita, semplicemente per supplire alla paura
della diversità e quindi dell'esclusione.Il cortometraggio in questione
mostra come alternativa a tale conformismo, l'idea che la diversità è un
pregio, non un difetto, come spesso viene "naturale" da pensare. Ecco
allora che vengono elencate scene di trasformazione e creati
parallelismi di particolari del volto dei ragazzi (realizzati da varie
angolazioni).

Simpatica e divertente anche la sequenza che mostra il ragazzo italiano
che entra nella classe composta da bambini stranieri perché ci consente
di "rovesciare la medaglia" mettendoci per un attimo nei panni di questi
ragazzi che si trovano a dover convivere con una realtà a loro lontana,
diversi dai compagni per aspetto fisico, e con difficoltà a comprendere
la lingua.

Per quanto mi riguarda non solo credo che la diversità sia un pregio,
che arricchisce la comunità, ma che, seppure è più difficile, dobbiamo
avere il coraggio di procedere anche contro-corrente per seguire quello
che "sentiamo dentro", anche a costo di mettere in discussione concetti
e pregiudizi esistenti da secoli, anche a costo di procedere da soli
contro una massa anonima, poiché credo che chi segue la propria
"scintilla interiore" che gli da la forza e soprattutto il senso di
questa esistenza, non ha nulla da temere, nulla da perdere, ed anzi può
diventare un esempio da seguire per gli altri.